Un Master per riabitare la Calabria: la scommessa che può trasformare i borghi in laboratori del futuro
Nel 2026, in Calabria, è stato lanciato un progetto che non è solo un percorso formativo. È una dichiarazione d’intenti.
23 febbraio 2026
Di cosa parliamo?
Si tratta di un Master universitario di II livello in “Management dei beni culturali e valorizzazione borghi aree interne”, nato dalla collaborazione tra Università Telematica Pegaso e Medea University.
Non un semplice titolo accademico.
Un tentativo concreto di rispondere a un problema che in Calabria non è statistica, ma realtà quotidiana: lo spopolamento.
Il contesto: 162 mila giovani andati via
Negli ultimi vent’anni, la Calabria ha perso circa 162 mila giovani.
Non è un dato neutro. È un’emorragia demografica, culturale ed economica.
Il master si inserisce in modo mirato nell’area dell’Alto Marchesato Crotonese, con focus su comuni simbolici come:
Santa Severina
Castelsilano
Caccuri
Borghi straordinari, spesso raccontati come cartoline.
Ma una cartolina non trattiene i giovani.
La vera domanda è: si può trasformare un borgo in un ecosistema economico vivo?
Cosa prevede il Master
Il percorso è un Master di II livello (1500 ore – 60 CFU), progettato per formare professionisti capaci di:
progettare strategie di rilancio territoriale
sviluppare turismo esperienziale
valorizzare patrimonio culturale materiale e immateriale
creare modelli sostenibili per le aree interne
Il direttore scientifico, il prof. Ferdinando Verardi, ha sottolineato un punto chiave: non si tratta di “conservare” i borghi, ma di renderli abitabili e attrattivi oggi.
Ed è qui che il progetto cambia tono.
Non nostalgia, ma management
Uno degli errori più comuni quando si parla di aree interne è l’approccio nostalgico.
Il modello proposto dal master punta invece su:
competenze manageriali
progettazione culturale strutturata
governance territoriale
turismo esperienziale integrato
Non basta organizzare una sagra.
Serve costruire filiere economiche.
Non basta restaurare un centro storico.
Serve creare lavoro attorno a quel restauro.
Il “modello grecanico”: identità come leva economica
Il master pone attenzione al cosiddetto “modello grecanico”, ovvero l’utilizzo dell’identità culturale come leva strategica di sviluppo.
Tradotto:
la cultura non come folklore, ma come asset competitivo.
Se ben strutturata, può generare:
microimprese turistiche
nuove professioni culturali
servizi esperienziali ad alto valore
attrattività per nomadi digitali e professionisti da remoto
E questo cambia la narrazione.
Può davvero fermare la fuga dei cervelli?
Qui serve onestà. Un master da solo non ferma l’esodo.
Ma può fare tre cose fondamentali:
Creare competenze specifiche che oggi mancano.
Collegare università e territorio in modo operativo.
Generare progettualità concreta, non teoria.
Il punto non è “studiare per restare”. Il punto è “studiare per trasformare”.
Se le competenze restano sul territorio e vengono applicate, allora sì: si può invertire la tendenza.
Dalle aree marginali ai laboratori del futuro
L’idea più interessante dietro questa iniziativa è culturale prima ancora che formativa.
Le aree interne non vengono più raccontate come periferie da salvare, ma come:
laboratori di innovazione sociale
spazi di sperimentazione economica
modelli alternativi alle metropoli congestionate
In un’epoca in cui il lavoro è sempre più ibrido e digitale, i borghi possono diventare luoghi di qualità della vita e progettazione intelligente.
Ma solo se qualcuno sa gestirli con visione.
"Riabitare" non vuol dire tornare indietro
Questo master rappresenta un tentativo concreto di “riabitare” l’Italia meridionale.
Non congelare il passato.
Non mitizzare la tradizione.
Non inseguire nostalgie.
Ma formare professionisti capaci di trasformare cultura e identità in economia reale.
La vera sfida non è accademica.
È pratica.
E ora la domanda è inevitabile:
ci saranno giovani pronti non solo a iscriversi, ma a restare e costruire?
Perché la differenza non la farà il titolo.
La farà chi lo userà per cambiare il territorio.