Trasferirsi al Sud: la storia di Gabriele, da Viareggio a Caserta
Trasferirsi al Sud si può? La storia di Gabriele, da Viareggio a Caserta: come ha trovato lavoro, affrontato il cambiamento e costruito una nuova vita.
20 agosto 2026
La storia in breve
Protagonista: Gabriele Di Stefano
Età: 38 anni
Da: Viareggio (LU)
A: San Marcellino (CE)
Professione: Gastronomo e responsabile del reparto salumeria
Lavoro trovato: sul posto
Tempo necessario: dalla decisione nell'ottobre 2017 all'inizio del nuovo lavoro il 5 aprile successivo
Lo rifarebbe? Sì, altre 1000 volte.
Iniziamo da qui:
Per anni sono state raccontate le storie di chi lascia il Sud per cercare opportunità professionali altrove. La storia di Gabriele Di Stefano va nella direzione opposta.
Gabriele, 38 anni, è nato e cresciuto a Viareggio, in Toscana. Prima di trasferirsi aveva svolto diversi lavori e, da ultimo, lavorava come carpentiere navale.
Un lavoro pesante, ma sufficientemente retribuito da permettergli di affrontare il costo della vita in una città come Viareggio.
Aveva il mare.
La famiglia vicina.
Le comodità.
...E una delle cose che ama di più: correre sul lungomare.
Eppure sentiva che qualcosa doveva cambiare, non perché la sua vita fosse completamente sbagliata. Ma perché aveva la sensazione di essere entrato in un meccanismo fatto soprattutto di "lavorare e correre" dietro alle spese.
Poi è arrivata una decisione che avrebbe cambiato tutto: lasciare la Toscana e trasferirsi a San Marcellino, in provincia di Caserta, insieme a sua moglie.
Questa è la sua storia. Ma è anche una storia di lavoro, famiglia, adattamento e di quello che può succedere quando si decide di ricominciare in un territorio diverso.
“Non sono partito perché stavo male.”
A Viareggio Gabriele viveva, sotto molti aspetti, bene. Era vicino al mare, alla sua famiglia e a tante città da visitare.
Da runner, amava correre sul lungomare: un'abitudine che gli permetteva di staccare la testa anche nei momenti più difficili.
Il problema era soprattutto economico:
"Viareggio è una città costosa e con un solo stipendio e un affitto da sostenere non era semplice fare tutto".
Comprare casa, poi, significava poter contare su due stipendi stabili. Gabriele non aveva quindi una singola cosa che gli mancava.
Aveva piuttosto la sensazione che la sua vita si fosse appiattita. Era diventata, usando sue parole, un continuo “correre dietro alle spese”.
E così ha iniziato a prendere in considerazione l'idea di un cambiamento anche drastico.
La vera ragione per cui ha deciso di trasferirsi
La scintilla non è stata il lavoro ma la famiglia. Gabriele ci racconta infatti che ha un legame molto forte con suo padre.
Dopo la morte della madre, nel 2009, padre e figlio hanno affrontato insieme molte difficoltà. Suo padre, nonostante la cecità, è sempre rimasto al suo fianco.
Gabriele lo descrive come il suo “timone”: la persona che lo ha guidato con principi solidi e che gli ha insegnato ad affrontare la vita con il sorriso. Allo stesso tempo, sua moglie è originaria di San Marcellino, in provincia di Caserta.
Quando si sono sposati, hanno vissuto per circa un anno e mezzo a Viareggio ma Gabriele si è presto reso conto di quanto fosse difficile per lei vivere a circa 600 chilometri dalla propria famiglia.
La distanza, le differenze culturali e il distacco dai suoi affetti hanno iniziato a pesare. Ci sono stati momenti in cui, ci racconta, per sua moglie era persino difficile trovare il sorriso.
E questo per lui era doloroso. Voleva vederla felice.
Voleva darle il meglio.
Ma si trovava davanti a un problema apparentemente irrisolvibile:
Come poteva avvicinare sua moglie alla sua famiglia senza lasciare suo padre?
Poi è arrivata la frase che ha cambiato tutto.
La frase di suo padre che ha reso possibile la partenza
Un giorno suo padre gli disse che si sarebbe sposato e per Gabriele quella notizia ha rappresentato la scintilla. Sapere che suo padre avrebbe avuto accanto una persona capace di volergli bene e di stargli vicino gli ha permesso finalmente di immaginare il trasferimento.
Non significava infatti abbandonarlo. Significava poter costruire una nuova vita sapendo che anche suo padre avrebbe avuto qualcuno accanto.
A quel punto Gabriele e sua moglie hanno iniziato concretamente a organizzare il trasferimento.
Come hanno organizzato il trasferimento
La decisione definitiva arriva nell'ottobre 2017. La prima cosa che Gabriele e sua moglie fanno è iniziare a guardarsi intorno per capire quanto sarebbe costato vivere a San Marcellino e quali fossero le possibilità sul mercato immobiliare.
E qui arriva una delle coincidenze più fortunate della loro storia: grazie ai suoi suoceri, vedono una casa. È la prima che visitano.
Ed è quella in cui vivono ancora oggi, a distanza di 8 anni.
Nel frattempo Gabriele inizia a muoversi anche sul fronte lavorativo. Aveva già esperienza nel settore alimentare e decide quindi di verificare quali possibilità ci fossero sul territorio.
A novembre fa il suo primo colloquio in un caseificio. Anche in questo caso, la situazione si sviluppa in modo quasi inatteso.
L'azienda decide di aspettarlo fino al 5 aprile, giorno in cui Gabriele inizia ufficialmente a lavorare.
In pochi mesi, quindi, il progetto prende forma: casa e lavoro vengono trovati prima ancora del trasferimento definitivo.
Quanto è costato il trasferimento?
Gabriele non indica una cifra complessiva precisa, anche perché una parte significativa del lavoro è stata fatta personalmente da lui e da sua moglie.
La coppia ha infatti smontato la propria casa a Viareggio e l'ha rimontata a San Marcellino. Per il trasporto dei mobili e degli scatoloni si sono affidati a una ditta di traslochi. Ma c'è un elemento che Gabriele considera ancora più importante dei costi economici: gli amici.
Sia a Viareggio sia a San Marcellino, molte persone hanno dato loro una mano.
Amici che hanno aiutato materialmente e che hanno reso meno difficile un cambiamento che, altrimenti, avrebbe avuto un peso completamente diverso.
Gabriele considera questo sostegno una delle sue più grandi fortune!
Come ha trovato lavoro al Sud
La storia professionale di Gabriele è interessante perché non nasce dal lavoro da remoto. Ha trovato lavoro direttamente sul territorio, partendo dall'esperienza che aveva già maturato nel settore alimentare.
Il primo colloquio è arrivato attraverso una candidatura spontanea e, successivamente, il passaparola è diventato uno degli strumenti più importanti della sua crescita professionale. Oggi Gabriele lavora come gastronomo ed è responsabile del reparto salumeria di uno dei migliori caseifici della zona.
E racconta una cosa che può sembrare semplice, ma che nel mercato del lavoro locale continua ad avere un peso enorme: "se svolgi bene il tuo lavoro e costruisci una buona reputazione, possono essere le aziende a cercarti".
La sua posizione attuale di responsabile è arrivata anche grazie agli 8 anni di esperienza maturati sul territorio.
Come è migliorata la sua situazione economica
Il miglioramento economico non è arrivato immediatamente, piuttosto è stato graduale. Gabriele ha investito molto nella propria professionalità, non limitandosi a imparare durante l'orario di lavoro.
A casa studiava i prodotti, le aziende e tutto ciò che riguardava il proprio settore. Ha continuato ad accettare nuove sfide, cambiando ambiente lavorativo e mettendosi alla prova.
Questo percorso gli ha permesso di acquisire competenze sempre più solide e, nel tempo, di migliorare anche la propria posizione economica.
La sua storia mostra quindi un aspetto importante: trasferirsi al Sud non significa necessariamente trovare subito la situazione ideale.
A volte significa costruirla.
Le difficoltà che non si aspettava
Il lavoro è stata probabilmente la parte più complicata, non perché non ci fosse. Ma perché Gabriele ha faticato a trovare un lavoro che combinasse tre elementi:
stabilità economica, tempo per la famiglia e tempo per sé.
Negli 8 anni trascorsi in Campania ha svolto sostanzialmente lo stesso lavoro, ma per aziende diverse. Gli stipendi e i contratti non sempre gli garantivano il giusto riconoscimento rispetto all'impegno richiesto.
E questo lo ha portato a lavorare molto senza avere sempre abbastanza tempo da dedicare alla propria vita privata.
Ci racconta però che accanto a questo, c'è stata anche un'altra difficoltà: la mentalità.
“Ho dovuto imparare un modo diverso di vivere.”
Gabriele sapeva che avrebbe incontrato differenze culturali ma non si aspettava che fossero così marcate. In alcune situazioni, ciò che per lui era un comportamento normale poteva essere interpretato in maniera completamente diversa.
Ha dovuto imparare a prestare attenzione anche ai piccoli gesti, per esempio per evitare di “far prendere collera a nessuno”. Ha incontrato dialetti diversi, anche a pochi chilometri di distanza. E ha dovuto abituarsi a un modo differente di vivere il lavoro, le relazioni e persino la quotidianità.
Racconta anche di essersi scontrato con un modo di guidare diverso dal suo e con una diversa attenzione ai dettagli.
Non è stato sempre semplice. Ma proprio questa difficoltà di adattamento ha finito per trasformarsi in una delle esperienze più importanti del suo percorso.
La sorpresa più bella? Sentirsi a casa
Se le differenze culturali sono state una delle difficoltà, l'accoglienza è stata invece una delle sorprese più belle. Secondo Gabriele, al Sud esiste una capacità particolare di farti sentire a casa fin dal primo giorno.
Dopo poco tempo, racconta, sembra di conoscere quel posto da sempre. Ti senti parte di una famiglia. E c'è una frase che sintetizza bene quello che ha vissuto:
“Quando entri nel cuore di qualcuno, non ci esci più.”
Nonostante provenga da una famiglia siciliana, Gabriele racconta di aver vissuto questa accoglienza in modo completamente diverso quando si è trovato a sperimentarla personalmente.
Anche sul lavoro ha trovato persone che hanno avuto un ruolo importante nel suo percorso. I colleghi e i titolari che lo hanno assunto, racconta, hanno creduto in lui “a scatola chiusa”. Hanno capito che in alcune situazioni si sentiva un pesce fuor d'acqua e lo hanno aiutato a sentirsi a casa.
Anche oggi, nel suo lavoro, ci sono colleghi che continuano ad aiutarlo a migliorare e a lavorare su se stesso.
Il cambiamento che non si aspettava
8 anni dopo, Gabriele non guarda al trasferimento soltanto in termini geografici o professionali. Dice di aver sviluppato qualità che prima non sentiva di avere, ad esempio:
Pazienza.
Empatia.
Capacità di adattarsi.
Capacità di affrontare ambienti nuovi senza smettere di mettersi in gioco.
E c'è anche un'altra conquista personale.
Gabriele aveva da sempre il desiderio di prendere il diploma: ci è riuscito.
In 2 anni ha completato un percorso che aveva rimandato per molto tempo: un'altra dimostrazione del fatto che il cambiamento, per lui, non ha riguardato soltanto il luogo in cui vivere. Ha riguardato la persona che voleva diventare.
Il ruolo di sua moglie
Nel racconto di Gabriele c'è però una persona che non può essere lasciata sullo sfondo: sua moglie.
È stata lei, racconta, a fare sempre il tifo per lui. A sostenerlo nei momenti di scoraggiamento. A farlo sentire a casa anche quando era lui, questa volta, a sentirsi fuori posto.
E proprio attraverso questa esperienza Gabriele dice di aver scoperto anche qualcosa che prima non aveva pienamente compreso: l'idea di famiglia.
Il trasferimento, quindi, non è stato soltanto un modo per avvicinare sua moglie ai suoi affetti. È diventato anche un percorso attraverso cui Gabriele ha costruito una propria idea di famiglia e di appartenenza.
Il Sud ha davvero meno opportunità?
La risposta di Gabriele è tutt'altro che scontata. Una delle cose che più lo ha sorpreso dopo otto anni è la quantità di lavoro e di potenziale che vede sul territorio.
Secondo lui, c'è molto lavoro che non viene valorizzato abbastanza. E si spinge oltre:
"Se il Sud fosse valorizzato e gestito nel modo giusto, le grandi città del Nord potrebbero persino assistere a una migrazione inversa".
Non significa negare le difficoltà del mercato del lavoro meridionale, anzi. Gabriele le ha vissute in prima persona: contratti, stipendi e condizioni di lavoro non sempre all'altezza delle aspettative.
Ma significa riconoscere che il Mezzogiorno non è soltanto un territorio da cui partire. Può essere anche un territorio in cui costruire una professionalità e una nuova vita.
Rifarebbe questa scelta?
La risposta è chiarissima. Sì. Altre 1000 volte.
Questo non significa che Gabriele idealizzi la sua vita in Campania. Tornerebbe volentieri a casa, in Toscana, per lo stile di vita più tranquillo e per i luoghi che ha lasciato. Ma lo farebbe soltanto a determinate condizioni, compatibili con il benessere suo e di sua moglie.
Per il resto, dice che al Sud “non si sta male”. La vera sfida, secondo lui, è trovare il proprio equilibrio tra casa e lavoro. Ed è forse questo uno degli insegnamenti più interessanti della sua storia.
Trasferirsi non significa trovare un posto perfetto. Significa costruire un equilibrio che funzioni per te.
Il consiglio di Gabriele a chi vuole trasferirsi al Sud
Il suo consiglio è di costruire quello che definisce un “micro mondo personale”: un insieme di persone care e di cose capaci di farci stare bene. Perché saranno proprio quelle persone e quelle passioni ad aiutarci nei momenti più difficili. Il resto viene da sé: porsi un obiettivo, mettersi in gioco e trasformare le difficoltà in occasioni per sviluppare nuove capacità.
E soprattutto: non arrendersi.